Mani in altro è uno spettacolo che punta in altro, che mira altro, di altra cultura e che non è stato imposto dall’altro.
Questo spettacolo si presenta come una farsa buffa e musicale e ancora più di Trompe l’oeil, trompe l’oreille, la precedente produzione del gruppo andata in scena nel 2006-2007, intreccia la scrittura satirica alle forme del dialogo, dello skecth, del monologo paradossale e della canzone.
Lo spettacolo richiama quindi il teatro comico di tradizione farsesca e nella scrittura scenica sono sensibili gli echi di un Assurdo che rimbalza dalle macchiette di Petrolini alle Commedie in due battute di Campanile, fino al teatro di Bergonzoni.
La lingua, capovolta e fatta di allusioni è tutta regolata sul gioco, e, al pari degli episodi che i tre personaggi, improbabili e vaganti eroi un po’ cavallereschi, via via vivono sulla scena conduce letteralmente lo spettatore attraverso un irresistibile percorso a tranelli.
Nella sua sarabanda di musica e parole, Mani in altro invita gli spettatori ad una cena in cui si servono gran portate di afflitto misto, angosce di pollo e di coniglio, inconsci di cinghiale, e torti marci della nonna. E che a mandar giù tutto non basta l’amaro Averno. Al giorno dopo gli spettatori sono invitati ad una festa di cozze, e poi attraverso il viaggio di cozze, in giro per uno zoo di meraviglie, lo spermatozoo: pieno di bestie che potrebbero essere ma forse non sono, che potrebbero essere qualcosa ma forse sono qualcos’altro. Chi sono? Ci sono le poche (bestie di mare in via d’estinzione), gli impiccioni (che infestano piazze e conversazioni), il condom, rapace per rapporti protetti e sicuri, la lontra (da cui l’omonima città), il facchino, il consiglio, il visione. Insomma: Mani in altro è uno spettacolo che serve per fare alienamento e per mantenersi in forse.